La Lega prepara la missione dal Papa per rassicurare gli elettori cattolici

Roberto Calderoli ha preso contatto con le gerarchie ecclesiastiche per inviare una delegazione della Lega, dopo le elezioni, a San Pietro da Papa Benedetto XVI. Le critiche di parte della Cei, le perplessità avanzate da Avvenire e gli attacchi corrosivi dell’area cattolico-progressista di Famiglia cristiana intorno alle politiche anti immigrazione hanno convinto i vertici del partito nordista della necessità di offrire l’immagine di una ricomposizione pubblica dei buoni rapporti con la chiesa. di Salvatore Merlo e Marco Burini
1 GIU 09
Ultimo aggiornamento: 22:45 | 14 AGO 20
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Nel Pdl è da alcuni mesi che lo dicono indicando gli alleati padani: “Bisogna evitare fratture tra il centrodestra e l’elettorato di cultura cattolica”, così adesso il partito di Umberto Bossi ha deciso di passare all’azione. Ma non si tratterà di un’udienza privata, il Papa non ne concede ai partiti. Probabilmente – raccontano – una rappresentanza di leghisti si presenterà in Piazza San Pietro per l’udienza del mercoledì. Difatti dopo l’abituale catechesi, il Papa scende sempre a salutare i fedeli sul sagrato e in quel frangente potrebbe esserci una delegazione padana, collocata nei posti riservati agli ospiti di rango. Un’occasione, e un messaggio forte, per rassicurare l’elettorato cattolico sia leghista sia berlusconiano. D’altra parte è solo all’opinione pubblica che il segnale sarebbe diretto poiché tra la Lega e le gerarchie ecclesiastiche romane i rapporti sono distesi e piuttosto buoni da lungo tempo. “E’ il catto-progressismo dei Marchetto e Tettamanzi che ci individua come nemici”, dicono al Foglio dal quartier generale di via Bellerio a Milano.
Proprio Maroni, oggetto delle critiche della Cei, l’anno scorso è stato nominato Cavaliere del Sacro Ordine Piano (nel senso di Pio IX), una delle massime onorificenze vaticane attribuita a “cattolici di distintissima condizione” o a personaggi che abbiano reso importanti servigi al Pontefice. Sicché non stupisce che, nei confronti della Lega, fonti vaticane dicano: “Non ce n’è nemmeno bisogno di un riavvicinamento, i canali sono sempre rimasti aperti”. Maroni si muove con agio nei Sacri Palazzi, ospite più di una volta a cena dal cardinale bresciano Giovanni Battista Re, uomo chiave di una curia vaticana dove la matrice nordista di prelati lombardi, veneti, piemontesi e liguri, dal cardinale Tarcisio Bertone in giù, è ben rappresentata e influente. Re gestisce infatti la Congregazione per i vescovi da dove passano le nomine dei capi di tutte le diocesi sparse per il mondo. Ai leghisti, ovviamente, interessa il nord Italia dove i rapporti con la diocesi di Milano non sono idilliaci, dato l’incrollabile solidarismo di marca progressista dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi e dei suoi collaboratori (il capo della Caritas ambrosiana, don Virgilio Colmegna).
di Salvatore Merlo e Marco Burini